Storia della bambina che ha creato un impero di caramelle (e che dà lavoro ai suoi genitori)

di Francesco Nasato
28 Dicembre, 2019

Nel libro di Roald Dahl “La fabbrica di cioccolato” Willy Wonka è il re del cioccolato, in un luogo da far strabuzzare gli occhi a tutti i bambini magistralmente portato dalla carta al cinema da Tim Burton nel film con protagonista Johnny Depp. Qualcuno però potrebbe obiettare che un business vincente fondato su dolci e caramelle non sia eticamente inattaccabile per le possibili conseguenze dannose per i denti di tutti, soprattutto dei più piccoli. In Michigan, però, c’è stato chi, giovanissimo, un giorno si è chiesto “perché non è possibile realizzare dolci che non provochino carie e problemi dentali, così che i bambini li possano mangiare senza ricevere continuamente dei “no” dai genitori alle loro richieste?”. Quella domanda è diventata un’azienda conosciuta e presente in tutto il mondo, dal gigante dei supermercati americani Walmart fino all’e-commerce online per eccellenza Amazon, con vendite nel 2018 per 6 milioni di dollari.

L’imprenditrice che ha colto una opportunità di mercato che si è rivelata redditizia non aveva alle spalle alcun tipo di esperienza o studio in qualche modo collegato al settore: Alina Morse, infatti, ha solo 7 anni quando nel 2012 pone al padre, consulente per Deloitte, la domanda che forse fino a quel momento tanti altri bambini e bambine avevano in testa. Come in molte altre storie di successo imprenditoriale lo spunto arriva da un “problema” che in questo caso fa abbozzare un sorriso vista l’età della protagonista. Mentre il padre Tom, infatti, sta aspettando di iniziare un incontro in banca, la piccola Alina vorrebbe prendere uno di quei lecca-lecca che capita di trovare sulle scrivanie degli impiegati, più per accogliere eventuali ospiti che non per uso personale. Papà però la ferma, ricordandole come lo zucchero contenuto nel dolciume possa fare male alla sua bocca di bambina. Per tutta risposta, Alina chiede, domanda e interroga. “Era molto tenace – ricorda Tom in un’intervista a Forbes – deve averlo chiesto almeno 100 volte prima che le suggerissi di fare qualche ricerca e parlare con i dentisti di cosa avrebbe contenuto un lecca-lecca più sano”.

A 9 anni poi Alina inizia a fare sul serio. Ricerche online e chiacchierate con il proprio dentista e con altri esperti di salute dei denti per capirne di più di xilitolo e di eritritolo che “ha proprietà dentali ancora più vantaggiose rispetto allo xilitolo”, spiega Alina sempre a Forbes. Individuata la base di partenza parte la sperimentazione per trovare la formula giusta e l’attività non potrebbe essere più casalinga: il laboratorio improvvisato infatti è la cucina di casa e i primi soldi investiti in quella idea sono circa 7.500 dollari che la famiglia, tra genitori e nonni, sceglie di destinare al progetto della testarda e intraprendente bambina. Alina intanto si procura tutto quello di cui ha bisogno per le sue sperimentazioni, dai pacchetti di stevia – un sostituto dello zucchero – fino allo xilitolo, all’eritritolo e ai coloranti di succo naturali. Perfezionata la formula e trovato il sapore ritenuto migliore, inizia la ricerca di un produttore che potesse far diventare realtà l’idea dei dolci di Alina. Diversi esperimenti e prove con industrie locali e dopo circa un anno è fatta, con le vendite che iniziano nelle sezioni dei supermercati del Michigan dedicati alla cura di bocca e denti.

Il primo prodotto della carriera imprenditoriale di Alina è un lecca-lecca, proprio come quello che non aveva potuto prendere in banca con papà. Il nome è “Zollipop” con quella “z” al posto della “l” di “Lollipop” a ricordare la parola xylitolo (pronuncia inglese “zylitol”). Niente zuccheri e niente allergeni perché il desiderio di Alina, come spiega in un’intervista del 2015, è quello di vedere “ogni bambino in America avere una bocca pulita, un sorriso sano e uno Zollipop tra le mani”. Desiderio che sembra incontrare anche quelli del mercato, visto che i prodotti di Alina iniziano a essere venduti nel 2014 e rapidamente vengono richiesti da Amazon, studi dentistici, esercito, marina e aviazione americana. Nel primo anno i Zollipop venduti sono circa 70mila, il resto è storia come si dice in questi casi. La gamma di dolciumi prodotti si allarga, l’azienda cresce e diventa la Zolli Candy, con i genitori che lasciano i precedenti impieghi per diventare di fatto dipendenti della giovanissima figlia. Il 2018 ha fatto registrare vendite per 6 milioni di dollari, con i prodotti di Alina presenti in oltre 25mila negozi sparpagliati tra Stati Uniti, Europa e Asia. Oggi Alina ha 14 anni e divide le sue giornate tra scuola, compiti e incontri di lavoro con il padre per decidere il nuovo packaging dei prodotti o quali colori utilizzare per le confezioni di quei dolci nati dalla voglia di una bambina di poterne mangiare senza sentirsi rispondere continuamente “no” da mamma e papà.

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